responsive site templates

Nasce l'Oasi ...

Quando stai attraversando una tempesta…. fa molto freddo…. il vento soffia forte… sei smarrito, hai bisogno di trovare un rifugio, un luogo caldo, al riparo dalla tempesta, un luogo di refrigerio per riprendere le forze...

L’OASI è un luogo ove poter essere accolti, ascoltati, riscaldati e rifocillati, a volte anche guariti dalle proprie ferite, prima di proseguire nel cammino della vita; è un luogo per le persone che hanno bisogno di una relazione d’aiuto, di comprensione e di guarigione interiore.

L’OASI è un progetto che nasce grazie al disegno amoroso di Dio per le Sue creature: Dio vuole raggiungere ogni uomo e ogni donna, vuole incontrarci nel nostro vissuto quotidiano ed anche in tutto quello che  proviamo e che ci fa soffrire. Lui desidera liberarci da ciò che ci tiene prigionieri e guarire le nostre ferite. Questa relazione d’aiuto, infatti, avviene grazie all’ascolto di Dio, che dona discernimento e saggezza, anche attraverso la preghiera.


L’OASI è un servizio che viene svolto gratuitamente, con competenza e riservatezza, è rivolto a chi soffre o sta attraversando un periodo difficile a causa di una depressione, dell’ansia, oppure di un trauma emozionale, a chi ha problemi di identità o di autostima, difficoltà coniugali o relazionali (familiari,  professionali…), paure e angosce, ecc.


Se sei interessato, puoi prendere appuntamento per un primo incontro durante il quale potrai esporre la tua situazione ed accordarti, eventualmente, per incontri successivi.


L’OASI si trova a Castagnole Lanze, in Via XXIV Maggio 84, nella sede della Chiesa Evangelica.


Si riceve solo su appuntamento, telefonando al n. 328 2122649.

Per riflettere

_

_

_

_

_

_

_

Le cause dei conflitti in seno alla coppia possono essere tante: i soldi, i lavori di casa, la sessualità, la separazione tra vita professionale e vita privata, le famiglie d'origine, ecc. A tutto questo si aggiunge un aspetto della vita familiare per nulla secondario: l'educazione dei figli. È normale che ognuno dei genitori abbia la sua visione personale di come i figli vadano educati, perché ognuno ha la sua storia e un suo modello. Detto questo, però, visto che nessuno ha la capacità di cambiare l'altro, la soluzione è quella di cercare di trovare un accordo che soddisfi entrambi i genitori e accettare la presenza di alcuni disaccordi. Un elemento importante è quello di ricordare il ruolo primario della figura del padre. Storicamente il padre incarnava l'autorità ed anche se negli ultimi decenni abbiamo assistito ad un suo indebolimento nella nostra società, questo ruolo rimane di fondamentale importanza. Il papà rappresenta questa "autorità virile" di cui il bambino ha bisogno per separarsi dalla fusione con la mamma. Attraverso questa figura, i figli imparano a diventare autonomi e quindi a crescere. Saggia è quella mamma che permette (e stimola, qualora fosse carente) il padre ad esercitare questo ruolo. Una coerenza d'insieme è fondamentale. “Ascolta, figlio mio, l’istruzione di tuo padre e non rifiutare l’insegnamento di tua madre”, così recita un proverbio del saggio Salomone.

Si parla continuamente di pace in questi giorni, ma la pace sembra essere un’illusione, un sogno irrealizzabile.

Nel clima di guerra che stiamo vivendo, la pace rimane un forte desiderio, mentre la violenza prende il sopravvento.

Purtroppo questo dramma viene vissuto anche in molte famiglie.

Il conflitto fa parte della vita di coppia, ma la violenza deve essere assolutamente bandita: che sia fisica, verbale o psicologica, essa non ha nessun posto in una relazione sana.
La violenza attacca profondamente la stima di sé e il rispetto e 
nuoce in modo profondo alla relazione.
Niente giustifica un comportamento 
violento e aggressivo. Per gestire bene un conflitto, bisogna evitare di provocarsi

l'uno con l'altro, fino al punto di esplodere nella violenza.
Al contrario, occorre ascoltare l'altro, esprimere i propri bisogni e sentimenti, usando "l'io" e non "il tu", perché l'io parla di sé, mentre il tu attacca l'altro, lo accusa, lo fa sentire insufficiente.

“Pace a voi!” sono state le prime parole che Gesù risorto rivolse ai suoi discepoli.

Parole di cui abbiamo bisogno noi, oggi! La Bibbia, che è la Parola di Dio ed è un libro di grande saggezza, ci invita a fare tutto ciò che è in nostro potere per vivere in pace con tutti, soprattutto con coloro che ci amano e che amiamo.

Il Vangelo insiste varie volte sulla necessità di diventare come piccoli bambini e  di imparare da loro.

Cosa caratterizza un piccolo bambino?

È la sua capacità di essere contento e di meravigliarsi. Si è contenti quando si gioisce del momento che si vive, senza paragoni, senza giudizio, nella meraviglia, senza inquinare tutto con i rimpianti per il passato o le paure per il futuro.

Gioire della vita è essere capaci di vedere tutte le sue piccole meraviglie, i suoi istanti privilegiati: 

l’amore condiviso… lo spettacolo della natura… un buon pasto con gli amici… il sorriso di un bambino… 

Gioire della vita è anche creare quelle piccole occasioni per fare del bene a se stesso e agli altri: fare un regalino come segno d'affetto, mandare un messaggio di incoraggiamento, ascoltare… La gente intorno a noi ha tanto bisogno di questi

gesti che manifestano praticamente l'amore di Dio per noi. Prendiamo il coraggio di fermarci di tanto in tanto, di riflettere e di concentrarci sulle cose veramente importanti per la nostra vita, il coraggio di “ritornar bambino” per apprezzare le cose semplici. Essere felici è una scelta, ma una scelta che tutti possiamo fare!

Fra qualche giorno è Natale e come ogni anno al TG ci diranno che gli Italiani quest'anno, per festeggiare, spenderanno migliaia di euro tra panettoni, regali, cenone, ecc.

Ma è proprio tutto questo che renderà più felici gli Italiani? È possibile guarire l'uomo dall'esterno, creando le condizioni economiche favorevoli? Possono le ricchezze materiali, le ideologie politiche, gli sviluppi tecnologici aiutarci?

Svuotando il cielo del suo Dio, l'uomo ha pensato di poter essere in grado di stabilire una giustizia sociale.

Ma un mondo che pretende di creare da solo la sua giustizia è un mondo senza speranze! La vera, unica speranza per l'uomo di tutti i tempi è solo Dio, che ci ha amati al punto di farsi uomo tra gli uomini, in Gesù. Una speranza che non è un’utopia, né un principio astratto, ma una Persona che vuole stabilire una relazione con noi.

Le luci, i colori e la splendida atmosfera natalizia ci ricordano che questa Persona, Gesù, è vicino a noi! Lui è stato il dono più grande che l’uomo potesse ricevere!

Soltanto in Lui possiamo trovare sicurezza, amore, gioia, pace, serenità e una speranza autentica mentre navighiamo nel mare burrascoso della nostra esistenza!

Che la Sua meravigliosa luce possa risplendere su tutti noi!

Ognuno di noi ha la sua storia, alcuni bella, altri meno bella, altri ancora drammatica. Sicuramente nessuno di noi può cambiare un solo piccolo dettaglio del passato, ma possiamo responsabilmente incidere sul nostro presente,

impegnare le nostre energie per andare avanti con la nostra vita, prendere coscienza che ci sono più scelte possibili per affrontare la realtà.

Dobbiamo cominciare con l'accettare il nostro passato, impedirgli di controllare e avvelenare il nostro presente.
Ogni giorno, ogni nuovo mattino rappresenta 
una nuova possibilità, irripetibile, di cambiare qualcosa, avanzare, decidere.

Il vero potere non è un potere sugli altri, ma su noi stessi, la capacità di prendere le proprie responsabilità per cambiare.
È una qualità interiore che include 
sensibilità, tenerezza e compassione per noi stessi e per coloro che ci circondano.

Dobbiamo fare attenzione ai nostri pensieri, individuare quelli che sono negativi, che ci mantengono nella passività, nel pregiudizio, nella paura.

Dobbiamo fare attenzione alle nostre parole ed evitare quelle che tendono a scusarci, ad assolverci o a criticare e biasimare gli altri.

Dobbiamo perdonare noi stessi e gli altri.

Questo può accadere un passettino alla volta e con la grazia di Dio.

La vita è un'avventura piena di incognite e bisogna accettarla per quello che è: essa non è completamente nelle nostre mani. La morte esiste, a volte anche improvvisa, i drammi sopravvengono, la malattia è una possibilità, le relazioni

(anche con le persone amate) possono essere complicate e dolorose, l'amore può svanire... è sempre stato così.

Eppure oggi si è portati a credere che "dobbiamo essere felici e soddisfatti" a qualunque costo. Esiste come una sorta di tirannia dell'obbligo di una vita felice. E per arrivare a questo c'è un numero incredibile di "mezzi" e di "terapie", tutti approcci che, però, non possono rendere la felicità, non possono cancellare l'angoscia esistenziale propria a tutti gli esseri umani. Il celebre Pascal affermò che “nel cuore di ogni uomo c'è un vuoto che ha la forma di Dio e che solo Dio può riempire per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo.” La paura della solitudine è vecchia quanto l'uomo. La maggior parte delle insoddisfazioni, delle frustrazioni, delle delusioni non hanno origine nelle circostanze, nello stress al quale tutti siamo sottoposti, bensì nelle nostre credenze limitanti, nelle dipendenze, nelle aspettative esagerate nei confronti di sé stessi e degli altri, in tutto ciò che ci tiene prigionieri e limita la nostra vita.

Quando si perde all'improvviso una persona cara, si pensa a tutte le cose che avremmo potuto fare o le cose che avremmo potuto dire. Quanti rimpianti! In questo tempo di Pasqua molti pensano a coloro che hanno già lasciato questa terra e alcuni lo fanno con rimpianto, amarezza e rivolta! In realtà la Pasqua di resurrezione rappresenta una grande speranza: la vita non si ferma con la morte del corpo, c'è un'altra tappa per coloro che credono alla risurrezione. Ma se il tempo che ci è concesso è corto, come lo utilizziamo? Probabilmente tutti cerchiamo di fare il meglio possibile, consapevoli dei nostri limiti e dei nostri fallimenti. Vogliamo vivere una vita "buona" e dobbiamo ammettere che non ciriusciamo sempre. Dobbiamo chiedere perdono a Dio per gli errori commessi e perdonare gli altri per il male che ci hanno fatto e, in questa libertà ritrovata che accorda il perdono, vivere l'oggi con tutto ciò che ci offre. In questi giorni in cui si ricorda la Pasqua, cioè la vittoria della vita sulla morte di Gesù, morto per l'umanità e che Dio ha risuscitato, molte sono le persone infelici, lontane da questa speranza. Pensiamo anche a loro e a come condividere con essi la pace con Dio e la gioia di essere in vita!

Smettere di fumare, perdere peso, cambiare lavoro, uscire dalla passività... con l'inizio dell'anno nuovo facciamo buoni propositi e prendiamo buone decisioni che poi si sgonfiano dopo una settimana o due.
Cosa possiamo fare per motivarci al cambiamento?
Sicuramente non siamo responsabili di tutto ciò che ci succede, però siamo responsabili della risposta, del comportamento che assumiamo, di fronte alle difficoltà. Alcune persone hanno avuto veramente un'infanzia terribile, eppure sono riuscite a dare un senso alla loro vita, a farne una realtà bella e ricca.
Ognuno di noi può identificare in se stesso una capacità, un talento che potrebbe coltivare per arricchire la sua vita e quella degli altri.
Smettiamo di pensare a ciò che non è stato nella nostra vita, perché non possiamo modificare niente di ciò che è passato. Cambiare i nostri pensieri e il modo di vedere la realtà, cambia la nostra vita. Diciamo a noi stessi che abbiamo valore.
Dio lo afferma ed è proprio il suo amore a darci valore e dignità e questo dovrebbe motivarci a non sprecare le nostre energie nei rimpianti.
Facciamo nostre le parole dell’apostolo Paolo “…dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la meta”.
Ci stiamo avvicinando al Natale, quest'anno sarà senz'altro un Natale diverso, con limitazioni nei festeggiamenti, nei pranzi, nello scambio di regali... c'è paura, confusione, incertezza... in questo clima è ancora possibile essere felici?
E' difficile rispondere di sì, forse perché abbiamo perso di vista il vero messaggio del Natale!
L'angelo che annuncio la nascita di Gesù parlò di una "buona notizia": una "grande gioia" per tutto il popolo per la nascita del Salvatore e "pace in terra agli uomini che Egli gradisce"!
Spesso, invece, ci accontentiamo di una felicità effimera e di una pace traballante!
Immaginate che Gesù si inviti a casa vostra per il pranzo di Natale... che disagio!
E più facile vedere il piccolo Gesù in porcellana nel presepe: non reca alcun disturbo, non è esigente, non si fa sentire. Il vero Gesù è terribilmente ingombrante: è per questo motivo che gia i suoi concittadini si sbarazzarono di Lui. E noi?
Alcuni pensano " se avessi vissuto quella notte di Natale, avrei potuto toccare, vedere, accogliere Gesu", ma non dimentichiamo che, all'epoca, pochi lo hanno riconosciuto, amato, accettato e, comunque, quella notte nessuno lo ha accolto. Non dimentichiamo mai che solo Gesù ha abitato tra noi per portarci vero amore, vera gioia e vera pace!

"Vorrei essere un po' meno collerico, meno suscettibile , più severo, più gioioso, meno insicuro... "C'è sempre qualcosa che vorremmo cambiare in noi. Tutti abbiamo la capacità di cambiare, anche se il percorso non è sempre facile. Le abitudini prese, l'educazione ricevuta, a volte le brutte esperienze hanno segnato come un "solco" dal quale non è facile uscire.

Se vogliamo veramente cambiare, dobbiamo farlo per le ragioni giuste. Non si cambia per gli altri, ma per sé stessi.

Visto che il cambiamento ci riguarda, deve essere un'iniziativa personale, anche se coloro che vivono vicino a noi ne beneficeranno. Non si cambia per sfuggire alla realtà, ma per confrontarsi con la propria

realtà. Paolo, l'apostolo, esorta ad avere un "concetto sobrio" di sé stessi, evitando

una stima troppo alta o troppo bassa. Dobbiamo avere il coraggio di guardarci allo specchio senza scuse e facili

assoluzioni, prendendo le nostre responsabilità. Non esiste fatalità o destino, ciò che ci spinge al cambiamento è la nostra volontà, l'amore di Dio per noi e il nostro per Lui e per gli altri.

A volte vale la pena di chiedere aiuto a qualcuno competente, che ci può capire e di cui ci possiamo fidare.

Essere solidali con le sofferenze degli altri, essere attenti ai loro bisogni è una manifestazione della compassione.

Essere attenti all'altro, toccati da ciò che vive, richiede una qualità d'ascolto, una presenza un interesse eccezionali, perché non ci sono naturali.

Tutte qualità che si possono imparare e che si esercitano stando a contatto con genitori ed educatori che insegnano e vivono tali valori. L'evangelista Matteo racconta di un personaggio vissuto circa 2000 anni fa, Ponzio Pilato, diventato famoso per essere poco incline a mettersi sulle spalle il peso altrui.

Quest’uomo si fece portare un recipiente pieno d'acqua e diede vita all'espressione "lavarsene le mani!", affermando che lui era innocente. In realtà innocente non lo era proprio, piuttosto in quel momento era un vile, un testimone passivo, uno spettatore della più grande ingiustizia della storia dell'uomo.

E noi? Quali scelte operiamo di fronte alle ingiustizie piccole e grandi che sono sotto i nostri occhi?

Le nostre scelte, le nostre decisioni fanno una differenza e possono essere il segno evidente della nostra compassione o della nostra indifferenza. Ecco ciò che ogni bambino e ogni adulto dovrebbe sapere!

Tutto si è fermato, alcune nostre abitudini hanno subito un arresto improvviso, ciò che solo qualche tempo fa era normale, ora è addirittura vietato. Troppa calma, silenzio, forse non siamo più abituati… Il Coronavirus ci ha fermati!

Forse avevamo bisogno di fermarci, di guardarci dentro, di riscoprire quei valori che avevamo perso di vista nella nostra vita frenetica che non ci dava un attimo di respiro. Rimaneva poco tempo per coltivare gli affetti, ora possiamo riscoprire il bene prezioso della famiglia ed apprezzare chi vive accanto a noi, forse adesso riusciamo a vedere le cose veramente importanti per la nostra vita!

Gesù un giorno fu ospitato in casa di due sorelle. Solo una lo accolse dedicandogli tempo e attenzione, l’altra invece era distratta dai lavori domestici e giudicava negativamente la sorella che stava “perdendo tempo”: Lui reputò che la donna che gli aveva dedicato del tempo stesse facendo la cosa giusta!

Anche noi, presi dalle nostre cose, rischiamo di trascurare l’intimità con Gesù! Lui è morto su una croce ed è risorto per donarci la vera pace e ravvivare la nostra speranza nei momenti difficili, per aiutarci a riscoprire il vero valore delle cose! Buona Pasqua!

Ancora una volta, il 31 dicembre, a mezzanotte, milioni di persone si sono augurate un buono e felice anno nuovo. Ma se si domandasse loro cos'è un felice anno, la maggior parte evocherebbe delle circostanze esterne: avere la salute, non dover affrontare un lutto, un divorzio o la perdita del lavoro….

Certo, sono tutte cose importanti. Eppure molte persone hanno già tutto questo e non sono felici. Il fatto che noi viviamo in un paese privilegiato non cambia lo stato delle cose, il numero delle depressioni e dei suicidi aumenta, anche tra giovani adolescenti. La felicità non dipende da qualcosa che ci succede oppure no, ma dal nostro modo di vivere, di vedere la nostra esistenza. Dipende da ciò che c'è nel nostro cuore.

Non dipende tanto da ciò che abbiamo, ma da ciò che siamo e da ciò che scegliamo. Prendiamo del tempo per riflettere su ciò che abita il nostro cuore, sulle priorità della nostra vita, sullo scopo della nostra esistenza. Fermiamoci per riconsiderare il nostro rapporto con Dio: Lui è la sola sorgente di vita, in grado di donare vera pace e vera gioia!